L’articolo legge Nature e venature (1987) di Valerio Magrelli come laboratorio in cui l’autore mette alla prova i limiti della rappresentazione poetica nel punto di corto circuito tra naturale e artificiale, pratiche artistiche e dispositivi tecnici. Lontano tanto dall’orfismo quanto dalla neoavanguardia, Magrelli interroga l’incontro tra il mondo naturale e quello artificiale non in termini di conflitto, ma a partire dai topoi prodotti in entrambe le sfere dall’immaginazione poetica e perciò reversibili gli uni negli altri. Il dialogo con Valéry (autore di riferimento per Magrelli) consente di pensare la poesia come un sistema omeostatico e autoregolato, in cui l’io abdica al primato antropocentrico rastremandosi fino a diventare ornamento tra gli ornamenti. Dallo spazio domestico di La forma della casa all’ambito della storia di Clecsografie e delle Noterelle archeologiche, fino agli spazi sociali di Disamori, la scrittura è insieme incisione e decorazione, ferita e fregio, estrazione mineraria e body art. Particolare attenzione è prestata a due regimi dell’artificio esplorati nella raccolta: l’esibizione della tecnica poetica, volta a forzare l’epifania del naturale; e il ricorso a una forma di trompe-l’œil che mira a ricreare, ai limiti del grottesco, l’ordine di natura.
